Avis e Televideo, quando anche le parole hanno la loro importanza

posted in: Tutti gli articoli | 0

Mentre si cerca di lavorare seriamente e di fare il meglio per i malati bisognosi di sangue, ecco che bisogna fermarsi per leggere “notizie” e farsi il sangue “amaro”. Succede che, se il presidente nazionale Vincenzo Saturni manda una nota stampa ai mezzi di comunicazione, per ricordare l’importanza della coordinazione e della programmazione della raccolta di sangue per far fronte a un momento di difficoltà come quello vissuto in questi giorni, capita che qualcuno legga poco e soprattutto scriva male, anzi malissimo.

E’ quel che si è letto ieri dalle pagine del televideo di Mediaset (pag. 110), dove in mattinata è comparsa la seguente notizia:

Emergenza sangue, si cercano nuovi donatori in tutta Italia.
Emergenza sangue negli ospedali, l’industria dei donatori cerca nuovi adepti. Mentre negli ospedali medici e infermieri sono alle prese con la mancanza di sacche di plasma dovute all’allarme influenza e gelo, l’Avis ha già fatto scattare il piano di “raccolta straordinaria”. I soci vengono chiamati a fare gli straordinari e soprattutto si cercano altre persone disposte a sottoporsi alla macchina della trasfusione solidale.

Da dove cominciamo ad arrabbiarci?

“Industria dei donatori”. E da quando Avis è un’azienda, da quando i donatori sono assunti e stipendiati per donare sangue? La legge italiana proibisce la donazione dietro compenso, è solo libera e anonima.

“Nuovi adepti”. Avis è apolitica, apartitica, aconfessionale per statuto. Adepti non ne esistono, solo soci volontari. Avis non è una setta demoniaca.

“Mancanza di sacche di plasma dovute all’allarme influenza e gelo“. Deve ancora nascere il donatore che si fa bloccare da un po’ di freddo se c’è bisogno del suo sangue.

“I soci vengono chiamati a fare gli straordinari”. Nulla di più inesatto. Il sangue si dona solo entro i termini di legge, ogni tre mesi e max 4 volte l’anno. Non esistono straordinari, le regole sanitarie sono seguite e rispettate sempre, in qualunque situazione. Avis non insegue profitti ma solo il benessere del donatore e del ricevente.

Insomma, l’anonimo estensore della nota video si è davvero lasciato prendere la mano da un registro linguistico del tutto fuori luogo, trattando un’associazione di volontari come se si trattasse di una multinazionale della salute. Male, questo è segno che c’è grande bisogno di cultura del dono e della solidarietà, anche tra giornalisti. O forse basterebbe solo un po’ più di cultura.

televideo